Il Territorio

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Il Comune di Pecorara

veduta di PecoraraSi può arrivare a Pecorara da Pianello o da Nibbiano: nel primo caso si fiancheggia il versante est del Monte Aldone (m 809), si oltrepassa il valico di Cà del Diavolo (m 627) e si scende fino ad arrivare in paese. Nel secondo caso si costeggia la riva destra del Tidoncello. Piccoli borghi si trovano sparsi sui fi anchi delle colline che delimitano la valle del Tidoncello e, da altitudini diverse, offrono una gran varietà di paesaggi.

Il territorio fu abitato nella preistoria, come dimostrato da tracce d’insediamenti nei pressi di Cicogni. Il nome del paese è senz’altro legato all’allevamento degli ovini, anche se oggi la principale risorsa economica è l’agricoltura. Dall’Alto Medioevo e fino al XIV secolo, Pecorara fece parte dei possedimenti del Monastero di San Colombano di Bobbio. Il più antico documento arrivato fino a noi risale all’anno 833-836: è la Carta di Valla, cugino di Carlo Magno che, arrivato a Bobbio, fu eletto Abate dai monaci e ci lasciò la prima descrizione dei beni del monastero. I primi padroni laici di Val Pecorara furono i marchesi Malaspina, che possedevano la località insieme a tante altre. Una delle premure dei Malaspina fu di edificare ulteriori castelli a protezione della popolazione.
Un’importante via metteva in comunicazione Bobbio e Pecorara attraverso Cicogni ed il Colle della Crocetta, proseguendo verso Nibbiano lungo il Tidoncello. Questa strada era presidiata da molte torri e fortezze, come quelle a Cicogni, a vedetta del Passo, e quella a Montemartino, che sovrastava la zona di confluenza. La fortificazione di Lazzarello appartenne al Vescovo di Bobbio Guarniero nel secolo XI. L’arrivo dei Visconti a Piacenza determinò una diversa assegnazione delle terre. Gian Galeazzo Visconti riponeva una grande stima in Jacopo Dal Verme, suo Consigliere e Capitano dal 1379, e concesse alla sua famiglia molti territori appartenuti al Monastero di Bobbio o a quello di San Savino, confermandogli la proprietà di quelli già in suo possesso tra Lombardia ed Emilia. Tra le terre concesse ai Dal Verme ci furono anche la Valle del Tidoncello e Cicogni. Si formò così lo Stato Vermesco, che comprendeva la media e alta Val Tidone e la Valle del Tidoncello.

La Chiesa di San Giorgio a PecoraraLa chiesa di San Giorgio, chiesa parrocchiale di Pecorara, fu eretta nel Quattrocento e ricostruita nel 1792. Dal sagrato della chiesa si gode di un bellissimo panorama. Sulla facciata l’edificio presenta una lapide a ricordo del Cardinale Jacopo da Pecorara, nato a Cicogni nel XII secolo e ricordato per il ruolo diplomatico svolto nei conflitti tra i Pontefici e Federico II di Svevia. All’interno dell’edificio sacro si ammirano tondi con scene della Vita della Vergine ed un pregevole altare maggiore del Settecentoproveniente dalla Chiesa di San Vincenzo a Piacenza. I fortilizi del Comune di Pecorara purtroppo non sono più facilmente riconoscibili, poiché le loro torri sono state distrutte o per lo meno abbassate, in quanto pericolanti. A Montemartino però, i muri perimetrali dell’antico maniero sono ancora riconoscibili, benché vi siano addossati altri edifici; la torre fu abbassata tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX. A Cicogni una struttura denominata “Casone” faceva parte della fortificazione. A Lazzarello, invece, non resta traccia del castello.

I dintorni

Cicogni di Pecorara sotto la neveIl Comune di Pecorara comprende le seguenti frazioni e località: Busseto, Caprile, Cicogni, Costalta, Lazzarello, Marzonago, Montemartino, Praticchia, Sevizzano e Vallerenzo.

Dopo Pecorara, andando verso Bobbio, si oltrepassa l’abitato di Cicogni e si valica il Colle della Crocetta (m 873). In prossimità del Passo una strada sulla destra porta verso Praticchia. Da qui si può andare a visitare il Giardino Botanico Alpino di Pietra Corva (1078 m) il cui ingresso si trova sul versante di Romagnese (Pavia). Il giardino è stato ideato dal naturalista e botanico Antonio Ridella, quindi aperto al pubblico nel 1967. Si tratta di un laboratorio-natura dove piante d’alta quota, provenienti da diversi sistemi montuosi, si sono adattate all’Appennino. Il Parco di Pietra Corva è gestito dall’Istituto di Botanica dell’Università di Pavia (tel. 0382.23069).

Il sentiero 201 del C.A.I. porta da Cicogni a Praticchia, quindi al Giardino Botanico per tornare indietro alla cima arrotondata ed erbosa del Pan Perduto, dirimpettaio della Pietra Corva. Dal Pan Perduto si gode di una splendida vista sulla Pietra Parcellara e sul Monte Aserei.

Un’altra interessante escursione porta alla Pietra Corva (1078 m), un aguzzo masso di serpentino circondato da una rigogliosa faggeta. L’itinerario prevede di lasciare la macchina allo spiazzo ghiaioso in prossimità del Passo della Crocetta. Da qui si seguono i segnavia biancorossi del sentiero 101 del C.A.I. verso monte, in direzione Passo Penice. Si entra verso destra nel bosco; dopo 15 minuti il segnavia indica di svoltare a sinistra. Dopo altri 15 minuti si arriva ad un bivio e si tiene la sinistra verso monte, Passo Penice. In 10 minuti si arriva ad un passaggio tra gli alberi: a destra parte il sentiero per la cima della Pietra Corva, raggiungibile in cinque minuti. Da
qui si arriva velocemente al Passo Pan Perdù e alla sua cima, di cui si è già detto. Proseguendo verso il Passo Penice si può salire anche ai Sassi Neri, detti anche Sassi del Diavolo (1034 m), che, come la Pietra Corva, sono un affioramento ofiolitico: si tratta infatti di blocchi di roccia scuri e scoscesi.

Si possono programmare molte altre escursioni a piedi: al Monte Aldone (809 m) e al valico di Cà del Diavolo (m 627), che si trovano qualche chilometro prima di Pecorara arrivando da Pianello, al Monte Lazzaro (987 m) o al Lazzarello (865 m), al Monte Mosso (1007 m), ai piedi del quale si trova Cicogni, oppure alle panoramiche frazioni di Costalta, Caprile e Montemartino.

 

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