L’assetto ambientale è fortemente influenzato dalla situazione vegetazionale a sua volta condizionata da molteplici fattori quali quelli climatici, altitudinali, geo-pedologici ed antropici. Sulle montagne, pur prevalendo le specie tipiche del clima appenninico, il clima più mitigato consente una maggior penetrazione di ospiti mediterranei. E’ chiaro in ciò l’influsso esercitato dalle differenti altitudini, specialmente per quanto riguarda la distribuzione della faggeta, il cui limite inferiore coincide con l’isoipsa mille.
A questi fattori naturali si sovrappongono l’influsso esercitato dalle attività umane. Le vicende forestali della montagna furono condizionate dal fatto che il legno costituì, per secoli, una delle poche fonti di ricchezza. Dopo l’unità d’Italia, con la caduta delle frontiere tra gli stati, il commercio del legno prese vigore e alcune grosse società private iniziarono un attacco massiccio alle risorse boschive. Una seconda ondata di profonde manomissioni di patrimonio forestale si verificò tra la prima e la seconda guerra mondiale a cui contribuì la scelta ecologicamente dannosa, fatta durante il periodo dell’autarchia fascista, di estendere anche alle zone di montagna le colture cerealicole.
In poco più di un centinaio d’anni si è passati così, da una vegetazione ad alto fusto alla vegetazione cedua e, quindi, alla degradazione di questi in cespugliati, con la conseguente scomparsa di ampie zone di soprassuolo. L’assetto vegetazionale del bacino del Tidone appare, nel suo quadro d’insieme, fortemente turbato rispetto alle sue caratteristiche originali con tutte le gravi implicazioni anche di ordine idrogeologico che ne derivano.
In Val Tidone le formazioni vegetali veramente efficaci per la protezione del suolo sono assai poco estese. Esse si limitano alla zona della faggeta e alle poche aree rimboschite a conifere. Di conseguenza, circa il 60% della superficie del bacino montano e collinare della Val Tidone è soggetto ad un esteso fenomeno di ruscellamento e da elevate velocità di degradazione del terreno. La vegetazione della Val Tidone offre, nell’insieme, una notevole varietà di specie ed associazioni vegetali; la pianura alta, costituita da terreni fertili, profondi e permeabili, ospita ormai solo rare macchie naturali limitate in prevalenza alle sponde degli alvei dei torrenti. L’agricoltura si fa intensiva e tra le piante ad alto fusto prevalgono le querce.
Superate le prime colline argillose su cui prospera la vite, ha inizio la zona delle media montagna calcarea. Essa, dalle quote più basse sino al limite inferiore del faggi è dominata dal clima della foresta caducifoglia submontana con la predominanza dell’associazione quercia – carpino nelle zone meno elevate e di quercia – cerro in quelle più elevate. Si tratta tuttavia di boschi cedui, per lo più radi, e quindi in grado di offrire scarsa protezione al terreno. Può ritenersi sporadica, ormai, la presenza del castagno, anch’esso governato a ceduo. La faggeta occupa la zona compresa tra i 900 – 1000 metri. Si tratta, in genere, di boschi abbastanza fitti e capaci di offrire una buona protezione ai terreni.
L’antica e spesso intensa antropizzazione delle zone montane ha portato ad una progressiva eliminazione di gran parte del manto boschivo naturale favorendo l’azione degradante degli agenti atmosferici. A ciò si è aggiunta l’effetto successivo dello spopolamento della montagna che ha privato queste zone di un capillare lavoro di regimazione delle acque superficiali e in ultima istanza di un’efficace opera di conservazione dell’ambiente.
I boschi ad alto fusto sono costituiti, per la maggior parte, dai residui dei castagneti da frutto. Il quadro ambientale è, in determinate situazioni, caratterizzato da elementi singolari e da presenze emergenti che a seconda della natura e qualità delle stesse può determinare diversi gradi e tipi di interesse. Le emergenze di tipo geologico conferiscono al paesaggio una forte caratterizzazione, attribuendo allo stesso una considerazione in genere assai diffusa.
Nell’ambito del territorio si segnalano:
- La formazione della Rocca d’Olgisio, di rilevante importanza geologica, archeologica e botanica, con le specie rare artificiosamente impiantate;
- I Sassi Neri di Pietra Corvo condivisi con la provincia di Pavia, propaggini degli affioramenti ofiolitici della val Trebbia, con vegetazione arborea ed erbacea tipica di questi minerali;
- I calanchi di Montemartino (argille scagliose), importante zona archeologica con peculiare vegetazione calanchiva.
Comunità Montana Valle del Tidone - 29010 Nibbiano (PC) - Tel. 0523 993046 - Fax 0523 993505
progetto grafico e realizzazione di Chiaroweb